Avvocato e avvocata: come si declinano le professioni al femminile?

Qual è il femminile di idraulico? E di avvocato?

La risposta sembra facile, no? Invece la questione non è così semplice, e forse ti sorprenderà sapere che non tuttə ə parlantə italianə1 danno la stessa risposta.

1Utilizziamo la {ə} per gruppi in cui ci sono sia uomini che donne. Perché usiamo questa lettera? Te lo raccontiamo presto in un altro articolo!

Moltə, infatti, pensano che parole come avvocata, ingegnera, idraulica (femminili di avvocato, ingegnere, idraulico) non siano belle, o che siano addirittura inutili, ridicole e sbagliate. Preferiscono quindi usare la versione maschile anche per indicare delle professioniste donne . Per esempio:

Anna Rossi è un chirurgo molto bravo.

Alcunə italianə, infatti, pensano che queste parole siano solo un’invenzione recente, al di fuori delle regole dell’italiano

Ma è davvero così? Dire sindaca è un errore? Assolutamente no! 

Proviamo a fare chiarezza:

La bellezza è relativa…

Chiariamo subito una cosa: non esistono parole oggettivamente belle, utili o serie! Per esempio, a noi non piacciono le parole bara, aiuola e russare – questo significa che non le usiamo o che non debbano esistere? Ovviamente NO!

Quando parliamo non scegliamo di certo le parole che ci piacciono di più, ma quelle che ci servono in quel contesto. Se abbiamo bisogno di una parola per indicare qualcuno o qualcosa allora la usiamo. Questo significa che se conosco una donna che di professione fa il magistrato, posso tranquillamente chiamarla magistrata.

… la correttezza no

I femminili singolari delle professioni sono anche corretti, e ora vi spieghiamo il perché. 

Come forse già sapete, i sostantivi italiani hanno due generi grammaticali: il maschile e il femminile. In particolare, ci sono quattro tipi principali di sostantivi:

  • sostantivi di genere fisso: il maschile e il femminile sono diversi (per esempio: madre/padre, fratello/sorella);
  • sostantivi di genere promiscuo: esiste un unico sostantivo maschile o femminile, l’altro è formato aggiungendo le parole maschio/femmina (per esempio la tigre maschio, il riccio femmina);
  • sostantivi di genere comune: il maschile è uguale al femminile, cambia solo l’articolo (il dentista/la dentista). Al plurale per alcuni varia solo l’articolo (i docenti/le docenti), per altri anche la desinenza (gli artisti/le artiste);
  • sostantivi di genere mobile: il maschile e femminile della parola sono espressi da una desinenza come -o/-a, -tore/-trice, – sore/-sora, ecc. (maestro/maestra, pittore/pittrice, assessore/assessora, ecc.).

Come puoi osservare, la versione femminile delle professioni è prevista dal sistema dell’italiano.

Una questione di cultura e società

Come spiegano Vera Gheno, Cecilia Robustelli, Patrizia Bellucci e moltə altrə studiosə, il problema non è linguistico, ma culturale e sociale. I femminili professionali considerati cacofonici2 o sbagliati riguardano solo professioni ‘di alto livello’, di prestigio (l’ambito politico o amministrativo, ad esempio), non quelle ‘normali’.

2cacofonico: che non ha un suono gradevole

Nessuno ha problemi a dire maestra, mentre alcunə hanno dubbi sull’uso di ministra; la parola infermiera è accettata e usata, ingegnera no.

Accettare i femminili professionali, quindi, significa accettare anche i cambiamenti sociali. Sempre più donne in Italia fanno lavori prima solo ‘maschili’: ci sono molte più architette, ingegnere, avvocate, ministre e assessore rispetto al passato. Chiamarle al femminile significa semplicemente riconoscere la loro esistenza nella società. E non si tratta di femminismo, ma è osservare e accettare i cambiamenti della lingua.

Ricordiamoci che le lingue non sono statiche, ma cambiano in continuazione!

Ogni parlante può ovviamente scegliere le parole e il genere che vuole quando parla di una professionista. Deve però ricordarsi che le parole non sono mai neutrali, riflettono la nostra visione del mondo e hanno sempre un peso e una responsabilità, soprattutto nell’era di Internet. 

Se sei unə studentə di italiano e sei in dubbio su quale forma usare, la soluzione migliore è sempre cercare in un buon dizionario aggiornato, come l’Enciclopedia Treccani (vale anche per ə parlantə italianə!).

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Fonti:

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